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LAVANDERIE A GETTONI: TROPPI I CASI DI ABUSIVISMO. GLI OPERATORI CHIEDONO CHE VENGA RISPETTATA LA LEGGE.

30 maggio 2012

sotto Primo Piano,Servizi alla Comunità

Le lavanderie artigiane, che fanno parte dell’unione “Servizi alla comunità” della CNA Provinciale di Fermo, lamentano il dilagare del fenomeno delle lavanderie a gettone o self service. Queste ultime sono già da tempo fonte di preoccupazione per gli operatori del settore, in aggiunta alla perdurante situazione di crisi economica. Sappiamo che a tali esercizi commerciali non si applica la normativa relativa alla Legge n.84 del 22 febbraio 2006 “Disciplina dell’attività professionale di tintolavanderia”, e che per operare, sono tenuti solo all’obbligo di iscrizione al registro delle imprese e all’ottenimento dell’autorizzazione da parte del Comune in cui si esercita l’attività.

 La lavanderia self service è in pratica una semplice attività di noleggio attrezzature: uno spazio allestito con lavatrici ed essiccatoi, utilizzati direttamente dalla clientela tramite l’acquisto di appositi gettoni e, nell’evenienza, anche di detergenti.

Eppure in molti casi, purtroppo, l’esercizio di tale attività si discosta dal modello sopra descritto, dal momento che è spesso presente un addetto che fornisce assistenza ai clienti, proponendo servizi di stireria, di ritiro e consegna capi a domicilio, oltre a numerosi altri tipi di servizi normati proprio dalla legge n.84/06.

Si tratta dunque, oltre che di una forma di concorrenza sleale per le aziende di tintolavanderia, di un esercizio abusivo di attività. Premesso che le lavanderie artigiane non hanno nulla da esporre contro all’esercizio regolare dell’attività da parte delle lavanderie self service (in molti casi ne rappresentano i legittimi interessi), si ritiene che se queste ultime svolgono attività che invadono l’ambito di competenza delle tintolavanderie, offrendo servizi che per legge possono essere offerti unicamente dalle lavanderie tradizionali, è necessario chiedere di tutelare i legittimi interessi delle imprese che esercitano l’attività nel pieno rispetto della normativa vigente.

 È opportuno ricordare che il mancato rispetto delle norme in materia sanitaria specificamente previste per le tintolavanderie, nonché la presenza di personale e la mancata comunicazione del responsabile tecnico, come previsto dalla legge n. 84/2006, configurano l’esercizio abusivo dell’attività di tintolavanderia da parte delle lavanderie self service.

 Gli operatori del settore rappresentati dall’unione “Servizi alla comunità” della CNA Provinciale di Fermo chiedono alle Amministrazioni Comunali del Fermano, nell’interesse anche del consumatore, che le prerogative di professionalità richieste per legge agli operatori del settore siano salvaguardate.

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