UN “PATTO PER LE MARCHE”: LA PROPOSTA DELLA CNA AL PRESIDENTE ACQUAROLI

UN “PATTO PER LE MARCHE”: LA PROPOSTA DELLA CNA AL PRESIDENTE ACQUAROLI

Le Marche hanno un enorme potenziale inespresso che è l’elemento che potrebbe determinarne il rilancio. Fino ad oggi c’è stata una politica non equilibrata e disomogenea, ma quello che serve è costruire una visione d’insieme, che metta tutto il territorio marchigiano nelle condizioni di poter competere. Le sfide per il futuro sono tante: per questo è importante una programmazione fatta in concertazione e con una capacità di coesione che dobbiamo riscoprire e coltivare. Fin da subito dobbiamo stabilire un metodo d’azione tra istituzioni, associazioni di categoria, enti locali e territori per determinare insieme le linee guida su cui muoverci per realizzare il futuro della nostra regione”.

Un invito alla collaborazione e alla concertazione con le imprese e gli enti locali, quello che ha lanciato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli all’assemblea regionale della Cna, raccogliendo la richiesta del segretario Cna Marche Otello Gregorini, di un “Patto per le Marche”.

Gregorini, ha presentato il “Manifesto per le Marche del futuro,” un programma di legislatura sul governo del territorio e sul ruolo delle imprese, per andare oltre l’emergenza. Sul documento si sono confrontati Acquaroli e il presidente regionale della Cna Gino Sabatini. Il dibattito, moderato dal giornalista Michele Romano, si è tenuto, nel rispetto delle normative Covid, di fronte ai componenti dell’assemblea Cna, in rappresentanza di 18 mila artigiani e imprenditori associati e di altri 18 mila pensionati artigiani e del lavoro autonomo

Tra gennaio e luglio, nella nostra regione, hanno chiuso 4.973 imprese rispetto a 3.655 inizi di attività, con un saldo negativo di 2.318 aziende. Un calo concentrato soprattutto nell’agricoltura, nel commercio e nel sistema moda. Pesantissime le conseguenze della pandemia sull’export marchigiano. Nel primo semestre del 2020 le esportazioni sono calate del 17,8 per cento. Il quadro negativo non poteva non ripercuotersi sull’occupazione: 7.623 posti di lavoro persi tra gennaio e luglio. Ma il dato che fa più riflettere è il dimezzamento delle persone in cerca di lavoro. I disoccupati iscritti alle liste di collocamento, che nel secondo trimestre del 2020 hanno cercato un’occupazione, sono stati 31.033 rispetto ai 64.853 dell’anno precedente con un calo del 52,1 per cento. Alla fine della giostra il tasso di disoccupazione scende da 9,3 a un improbabile 4,7 per cento. Ma è solo una illusione ottica. Non sono diminuiti i disoccupati. Più semplicemente, chiusi in casa e scoraggiati dal Covid, con le aziende in lockdown, hanno rinunciato a cercare un lavoro e sono usciti dalle statistiche della forza lavoro. I lavoratori autonomi escono dal lockdown con 12.066 occupati in meno, pari al 7,4 per cento. Un duro colpo allo spirito di intrapresa dei marchigiani. tigiano. Di fronte a questo scenario, gli imprenditori presenti all’assemblea della Cna e i tanti artigiani e imprenditori diffusi sul territorio, non vogliono giocare in difesa. Non chiedono assistenzialismo ma interventi che riducano la burocrazia e cancellino il gap infrastrutturale delle Marche. Vogliono resistere e reagire da protagonisti dello sviluppo della regione per i prossimi cinque anni.

“Per questo” ha ricordato Gregorini “hanno bisogno di credito da parte delle banche. Per favorire liquidità, investimenti e consolidamento patrimoniale. Invece negli ultimi anni i finanziamenti alle piccole imprese hanno avuto una forte contrazione. Per rilanciare il credito alle imprese chiediamo che la Regione, individui UNI.CO. – il Confidi delle Marche – come intermediario finanziario creditizio di riferimento, sostenuto da risorse pubbliche dell’Ente Regione, della Camera di Commercio, dei Comuni e altri Enti, per il rafforzamento della garanzia. Un nuovo modello di sviluppo. Per far crescere le Marche, secondo Sabatini “si dovrà puntare ad investimenti diffusi sul territorio, con una nuova valorizzazione dei borghi e dei territori montani. Inoltre vanno utilizzati gli ingenti fondi europei per investimenti sulle infrastrutture, la digitalizzazione, l’internazionalizzazione e il capitale umano”.

Pubblicato da: Stella Alfieri

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